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La Parabola Di Totò Fresta, Da Eroe ad Operaio

Scritto il 25 Novembre 2009 da Gianluca Capiraso

Quando me l’hanno detto stentavo a crederci. “Ma siamo sicuro che sia proprio lui? Il mitico Totò?”. Sì, perchè di fronte ad una notizia del genere, appresa casualmente in una fredda serata milanese (e poi puntualmente verificata e confermata), si rimane davvero a bocca aperta.
Salvatore Fresta, l’ultima bandiera dell’Avellino Calcio - una carriera trascorsa tra Cosenza, Taranto, Castellammare, Torre Annunziata, Como ed Alessandria - a 42 anni suonati non ha ancora appeso le scarpette al chiodo. Gioca in una formazione piemontese del campionato di Seconda Categoria, ma per vivere - udite, udite - fa l’operaio.
Sì, avete capito bene: il mitico Totò, quarto marcatore di sempre dell’Us Avellino (preceduto da gente del calibro di Del Gaudio e Muiesan e dal “rinnegato” Biancolino), lavora in un’azienda di Alessandria che distribuisce bevande agli esercizi commerciali della città e della provincia.
Il suo titolare è anche il presidente della formazione di Seconda Categoria con la quale continua a giocare, malgrado i chili in più e un fisico neanche lontanamente paragonabile a quello di una volta. Lui, abituato a dribblare gli avversari come birilli e a sorprendere i portieri con tocchi astuti, adesso si ritrova a guidare automezzi e scaricare cartoni di birre e superalcolici destinati ai bar della piccola città piemontese, collocata esattamente a metà strada tra Milano, Torino e Genova. Da queste parti si è stabilito oltre dieci anni fa, quando venne ingaggiato dai “Grigi” dell’Alessandria, all’epoca in serie C. Da qui non è più andato via: ha messo su famiglia, ha allacciato un eccellente rapporto con la gente del posto (in città lo conoscono tutti) ed ha cominciato a divertirsi nelle categorie dilettantistiche.
Ma uno come Fresta lo vorresti sempre vedere nel mondo del calcio: dirigente, team manager, talent scout, allenatore dei Pulcini. Il ruolo non importa, starebbe bene dovunque. Soprattutto in piazze come Avellino e Castellammare, dove ha effettivamente lasciato il segno nel cuore delle rispettive tifoserie. Ed invece Totò-Gol ha intrapreso un’altra strada, sicuramente più coraggiosa, abbandonando quasi del tutto il mondo del calcio, che l’ha visto protagonista sin dal finire degli anni ‘80. Lui, romano della Garbatella, con le sue movenze alla Faustinho Asprilla, il suo passo felpato e la sua simpatica “follia” (sia in campo che fuori) era subito entrato nelle simpatie del popolo biancoverde.
Eppure, dopo l’ultima esperienza della gestione Sibilia (quando venne richiamato in Irpinia dopo diversi anni), da queste parti non s’è più visto. Vorremmo almeno salutarlo, ringraziarlo per quanto ha fatto per questi colori e dargli una pacca sulla spalla.
Mai come adesso - nelle vesti di operaio - la merita sul serio perchè deve realizzare il gol più importante della sua carriera, anzi della sua vita: (soprav)vivere senza calcio.

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I 40 anni dell’ultimo eroe biancoverde: Salvatore Fresta, o meglio “Totò”

Scritto il 12 Novembre 2008 da Gianluca Capiraso

Ebbene sì: oggi “Totò” Fresta compie 40 anni. Sembra strano. Appare impossibile per chi lo ricorda destreggiarsi in casacca biancoverde, con giocate d’alta scuola e prodezze da fuoriclasse. Ne è trascorso di tempo da quando l’attaccante romano faceva impazzire il pubblico del “Partenio”.

Quel gol di tacco al “Castellani” di Empoli, quel missile nella semifinale play-off col Siracusa sul neutro di Reggio Calabria, quel rapporto di amore profondo con la città e la tifoseria. Emozioni che pochi calciatori, nell’ultimo ventennio, sono riusciti a trasmettere al pubblico irpino.

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