Al peggio non c’è mai fine. Non bastava il periodo più buio da 97 anni a questa parte. Non bastavano le due retrocessioni consecutive (intervallate da un ripescaggio già dimenticato), le penalizzazioni, i deferimenti, il fango gettato sulla società e la città di Avellino da parte di allenatori, calciatori, procuratori, diesse. Le figuracce, le umiliazioni in giro per l’Italia e addirittura, lo scorso 10 luglio, l’estromissione da tutti i campionati professionistici. Se fino ad un mese fa si affrontavano squadre quali Livorno, Brescia e Parma, tra poco più di un mese le avversarie dei Lupi si chiameranno Angri, Sibilla, Pianura, etc. No, non siamo su scherzi a parte. In un mese sono cambiati destino, storia e futuro di una gloriosa società di calcio - protagonista di 10 splendidi campionati consecutivi in massima serie - ad appena tre anni dal suo centenario. Un progetto da guinness dei primati. Una “cavalcata all’indietro” senza eguali. Missione compiuta, Massimo Pugliese.
Ed ora, come dicevamo, ad una settimana dalle prime scadenze del campionato di serie D (in virtù della recente proroga, ndr), per i tifosi biancoverdi oltre al danno potrebbe aggiungersi anche la beffa. Sì, perchè - colmo dei colmi - lo stesso Massimo Pugliese con la “scusante” di tenere in vita l’Us Avellino potrebbe iscrivere quest’ultima al torneo di serie D, restando così al timone del sodalizio biancoverde. E’ come lasciare un cadevere nelle mani del suo carnefice.
Ma non è finita qui: perchè se da un personaggio del genere ci si può attendere davvero di tutto (lo ha ampiamente dimostrato), è assurdo ed incomprensibile l’atteggiamento mostrato da alcuni tifosi che - senza firmarsi, nè identificarsi in qualche gruppo - hanno chiesto pubblicamente allo stesso personaggio che hanno contestato per 5 anni (fino all’altro giorno), di iscrivere l’Us 1912 al prossimo torneo di serie D.
Della serie: siamo alle comiche. E’ come se la situazione si fosse improvvisamente capovolta perchè, se da un lato anche quella frangia di tifosi che ha sempre difeso l’operato dell’imprenditore di Frigento ha fatto dietrofront dopo la mancata iscrizione in Lega Pro, dall’altro si assite a questa clamorosa marcia indietro di (parte di) coloro che in 5 anni non gli hanno (giustamente) dato tregua. I primi hanno “risposto” ai secondi, iniziando un botta e risposta fatto di comunicati, ma con una differenza: mettendo la faccia, con tanto di nome, cognome, comune e (ex) gruppo di appartenenza.
Insomma, il progetto targato Pugliese sembra giunto all’epilogo e quest’ennesima sceneggiata - una clamorosa spaccatura tra la tifoseria senza precedenti - ne sembra il degno finale.






Dovrebbe cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa. Dovrebbe conoscere il senso della vergogna e, magari in ginocchio, accusarsi in pubblico di quest’ennesima amarezza: la terza retrocessione. Sì perchè, anche se la matematica lascia ancora qualche speranza, l’Avellino è ormai con un piede e mezzo in serie C. Prendersela esclusivamente con il pareggio casalingo di sabato con il Piacenza sarebbe folle. Così com’è folle l’atteggiamento della società che - attraverso il patron Massimo Pugliese - si è lasciata andare alle solite accuse nei confronti della classe arbitrale e del sistema. Ma se lo sarà fatto un esame di coscienza?
Ha avuto il barbaro coraggio di sfidare la piazza, la scorsa estate, restando alla guida della società malgrado l’ambiente ostile, lo scarso seguito e la contestazione perenne. E’ riuscito a mettersi contro le istituzioni, la politica cittadina ed anche quei pochi “seguaci” che erano rimasti all’interno della tifoseria. Una tifoseria che, oltre ad essere offesa sabato dopo sabato sui campi di mezz’Italia e presa in giro dai tifosi di tutt’Italia per le continue retrocessioni, è stata anche bistrattata, ad ottobre, in occasione della manifestazione indetta contro lo stesso Pugliese.
